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Giocando con le parole
Dentro le parole...
Gigeco, l’amico eco... logico
dell’insegnante (perché
quando si gioca si fa sul serio!)
Cielo
grigio opprimente, la nonna sferruzzava, il nonno sonnecchiava col
gatto, Lillo aveva messo in giro tutti i suoi giochi ma non ne
concludeva nemmeno uno, la mamma andava e veniva indaffarata,
dando occhiate proterve ai giocattoli sui quali rischiava
di inciampare, continuamente. Era quindi una giornata uggiosa
ma tutto cambiò, non appena rientrò il babbo, noto scienziato,
impegnato nella progettazione di un sofisticato sistema
robotelematico, in grado di rilevare la vasta gamma di
ecomostri disseminati lungo le coste e di eliminarli in modo
sicuro e pulito, senza lasciare macerie e detriti che nuocciono,
comunque all’ambiente. Quel giorno era visibilmente pimpante
di gioia e soddisfazione, aveva infatti condotto con sè la sua
ultima invenzione: l’ecoamico Gigeco, un prototipo sperimentale:
cilindro metallico sostenuto da due tubi flessibili di
aspirapolvere, come le braccia; mani e piedi provenienti da
elettrodomestici affini e... due occhioni dolcissimi di luce
azzurrina, come due finestrelle aperte sul cielo.
Lillo
gli corse incontro con i suoi otto anni fantasiosi. La mamma pure
lo accolse speranzosa di avere finalmente un valido aiuto in casa
e anche la nonna, per solidarietà, perchè almeno la figlia non
avesse a patire, come lei, per i lavori domestici. Solo il nonno,
svegliato dal trambusto, si mostrò scettico e, ancor prima
che Gigeco fosse introdotto in casa, cercò nella sua saggia
mente di professore in pensione un aforisma adatto,
sentenziando: “Timeo Danaos at dona ferentes!” (traduzione: “ Temo
i greci anche quando portano doni!”)
“Ma
no, nonno”, lo rassicurò lo scienziato, “Non c’è bisogno di
scandire il latino con un paragone così mordace, Gigeco
infatti, al contrario del cavallo di Troia, non nasconde nessun
inganno. In lui non c’è ambiguità, non ha un doppio
comportamento, non è capace di mentire. E’ quello che
sembra: più o meno venti ingranaggi in cui batte un cuore
d’oro! E, nonostante le sue grandi virtù non manifesta
alcuna boria, è puro e semplice. Del resto lo vedrai
all’opera, è in grado di accudire a tutto e a tutti.”
“Questo Gigeco è un bravo ragazzo e le tue sono sempre le solite
fisime!”. Così la nonna rimbrottò il marito; non perchè
avesse capito il latino virgiliano, ma perchè conosceva, fin
troppo bene, la diffidenza del marito per le strambe invenzioni
del genero. Fu proprio questo rimprovero che lo indusse a
desistere da ogni ulteriore protesta inerente
all’accoglienza del nuovo Essere. E così tacque...tacque in latino
come in italiano o in qualsiasi lingua avesse rimuginato altri
suoi pessimistici pensieri. Si scostò anzi, lentamente,
manifestando solo a gesti, la sua rassegnazione e il suo
fatalismo. Potenza delle donne anche se conoscono una lingua
soltanto!
“Vedrai, nonno, che farete amicizia”- lo rassicurò il genero- “in
fondo avete gli stessi gusti: anche lui ha una grande passione per
il canto lirico e per il bowling.”
E in effetti ebbe modo di
ricredersi, dopo l’ultimo equivoco, dovuto in parte ai suoi
pregiudizi ma anche al suo udito che non era più quello di una
volta...
“Gigeco ha letto tutto il pomeriggio, mamma!” - aveva
esordito Lillo con orgoglio, quella sera stessa, al ritorno dei
genitori, ma il nonno era balzato in piedi, esclamando: “Ve
l’avevo detto che non c’era da fidarsi, è un pelandrone, è stato a
letto tutto il pomeriggio! Me l’immagino, steso supino
a russare e sognare... chissà quali sogni strampalati! Altro che
canto lirico!”
“Ma,
nonno, mi ha letto le fiabe di Gianni Rodari e quelle di
Sergio Atzeni, poi mi ha fatto conoscere un personaggio, di nome
Giufà... tutto da una bellissima antologia che lui stesso
cura!”- protestò Lillo, sgranando gli occhi meravigliati per le
tanto ingiuste accuse rivolte al suo, ormai inseparabile, amico
Gigeco.
A
questo punto il nonno credette in lui e lo tenne sempre in grande
considerazione. E così, dal primo giorno, riuscì a farsi voler
bene da tutti. La mamma era particolarmente grata, soprattutto
perchè Gigeco le aveva liberato la casa dai ragni, in modo
incruento perfino, adottando un suo metodo segreto, perchè era
rispettoso di ogni forma di vita. L’improvvisa liberazione da
“quelle bestie”, così le chiamava, era di non trascurabile
importanza per la padrona di casa, che fin da piccola soffriva di
una forma isterica di aracnofobia. Tanti anni prima, mentre
aiutava la zia, che faceva la perpetua a padre Francesco, a un
certo punto, visibilmente sconvolta, urlò: “Ho pre -preso la
cotta per pa-padre Fra-Francesco e...e ... e...” – cominciò a
balbettare, non riuscendo a concludere che vi aveva trovato un
ragno enorme e orribile, il quale passeggiava in lungo e largo fra
le trame della vasta tunica sacerdotale, (la cosiddetta cotta,
appunto “veste di lana cotta”). E, siccome l’equivoco
tardava a chiarirsi, la zia, prendendola per una screanzata e per
giunta sacrilega, la voleva mettere immediatamente in collegio,
rinfacciandole, seduta stante, la lunga lista delle precedenti
cotte (per cantanti, attori, calciatori ecc.) che “già
bastavano ed erano anche troppe, per una figliola ammodo.”
“Cose
passate” – diceva, guardando estasiasta la casa linda e splendente
e le allegre risate di Lillo per i mille giochi che Gigeco
inventava per lui e i suoi amichetti. Ormai era l’amico di tutti,
rispettato e amato, membro della famiglia a tutti gli effetti,
anche riguardo alla torta di mele: la mamma faceva le parti anche
per lui, sebbene non ne potesse mangiare.Lui infatti era capace di
metabolizzare moltissimi materiali, ma non il cibo. La grossa
fetta di torta la metteva comunque “in castello”, un piccolo
frigorifero di cui era dotato, poi scendeva giù al parco e la
regalava con semplicità al suo amico Omero, il barbone che, grazie
a lui, cominciava a uscire dal suo ostinato isolamento. Così tutti
furono veramente felici della benevola presenza di Gigeco. Ma...
lo sapevate che talvolta le storie fanno la giravolta e ci
riportano al punto di partenza?...
Fine? No, se vogliamo continuare...
Insomma sembrava proprio una giornata uggiosa... ma tutto cambiò
non appena rientrò il babbo, che in realtà faceva lo scrittore e
cominciò a raccontare...
...
Cielo grigio opprimente, la nonna sferruzzava, il nonno
sonnecchiava...
ma
già la conoscete questa storia. E’ fatta di parole che si prendono
per mano e fanno insieme un pezzetto di quelle infinite strade
misteriose e magiche. Anzi, per quel che ne so io, sono scaturite
da una roccia per il calcio di un cavallo alato! (il mito di
Pegaso). Che ridete? Per caso avete un’altra spiegazione più
plausibile? Allora, per favore, qualcuno mi vuole spiegare la
magia di poco più di una ventina di lettere dell’alfabeto...(Lillo
svuota il sacchetto delle biglie e mettici le letterine a-b-c...)
che formano un numero limitato di parole che a loro volta formano
un numero... infinito di storie? Dite di no?
E
trovatemi chi riesce a mettere il bavaglio agli scrittori (di età
compresa tra i sei e i centosei anni) e dica: “Fine delle storie,
non ce ne sono più, non raccontatene perchè sono finite, come i
cioccolatini alla festa!” Boh! magari avevano davvero ragione gli
antichi! Dunque c’era un cavallo alato, passava per il Parnaso...
come dite... ci menava per il naso? Ma no, ma dài ...
Fine anzi no... Infinito |