ISIS "Sergio Atzeni" - Istituto Statale d'Istruzione Superiore

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Giocando con le parole

Dentro le parole...

Una strana notte...

di Anselmo Congiu III B

Sell era un ragazzo mordace, con un passato difficile alle spalle. Andava in giro tutto solo,  non dava facilmente confidenza. Non aveva amici, viveva solo in una casetta accanto al bosco, dove amava trascorrere il tempo ascoltando il fruscio degli alberi mossi dal vento ed il cinguettio degli uccelli. Aveva perso i genitori da tempo. Una notte, mentre tornava a casa, incontrò una ragazza allegra e pimpante  che gli si avvicinò con aria sospetta. Sell rimase immobile a fissarla, era tanto bella… la ragazza si chiamava Isabell, e si era trasferita con la sua famiglia, da poco tempo, nel suo  paese. La ragazza non perse tempo e gli propose di accompagnarla in periferia, dove aveva scoperto, accanto ad un immenso campo di granturco, una piccola chiesetta abbandonata. Sell non capiva cosa ci potesse essere di tanto interessante nel visitare di notte una chiesa, ma non fece storie e seguì la ragazza, affascinato dal suo comportamento giocoso ed allegro. Arrivati in quel posto, notarono subito che l’orologio del campanile segnava le venti, quando invece erano da poco passate mezzanotte e tre quarti. La ragazza spiegò a Sell che quella chiesa era abbandonata e che circolavano varie voci su di essa, soprattutto per il fatto che fosse infestata dallo spirito di Edward Nattemberk, un giovane conte che il giorno prima delle sue nozze, fu ritrovato impiccato proprio nella stessa chiesa che i due ragazzi avevano davanti agli occhi. Sell scettico si avvicinò al portone di legno putrido e con forza lo aprì. Alcuni ragni caddero a terra, ed Isabell che soffriva di una tremenda aracnofobia, diede un urlo che riecheggiò nell’aria e cadde a terra, Sell le corse incontro e la strinse forte a sè. Isabell si sentiva protetta fra le sue braccia. I due si guardarono attorno e videro che proprio dietro la chiesetta, si estendeva un grande cimitero. La nebbia che nel frattempo era scesa intorno a loro, rendeva tutto più sinistro. Facendosi forza i due entrarono… all’ interno regnava il silenzio, ad un tratto, alcuni pipistrelli, che dormivano attaccati al soffitto, presero il volo e si persero nel buio. Il pavimento era unto da qualcosa di viscido ed accanto all’altare c’era uno strano scheletro, che supino  teneva fra le mani un libro. Sell lo prese e, sfogliandolo, si accorse subito che quel testo aveva un doppio senso : conteneva cioè, testi lirici ed inni sacri, ma anche frasi oscure ed eretiche. Gli pareva di tenere in mano un’ antologia dell’orrore: racconti di stregonerie e malefici, di molte scomparse e di strani rituali. Isabell, si avvicinò e cominciò a scandire, alcune parole presenti sul testo. I due imprudentemente non avevano letto le prime pagine del libro che infatti presentavano alcune indicazioni, ed un grande aforisma… “Nessun mortale avrebbe potuto leggere quel testo, senza che il suo equilibrio interiore subisse un crollo”. Lo sguardo di Isabell si spense, ed il suo corpo come inanimato, cadde al suolo. Sell lasciò quel libro e prese la ragazza in braccio. Essendosi accorto della gravità della situazione, la portò a casa sua e si prese cura di lei. Dopo averla accudita per bene, Il ragazzo si precipitò di nuovo nella chiesa in periferia. La nebbia era talmente fitta da non permettergli di vedere nulla… Sell, non riuscendo a trovare qualcosa di inerente alla sua guarigione, si sentiva oppresso da un fatalismo preoccupante. Ad un tratto vide un sua immagine riflessa in un enorme specchio, ma non era solo. Nello specchio si rifletteva anche un giovane ragazzo, che lo fissava con aria proterva. Sell spaventato, si voltò, ma rimase alquanto sorpreso nel vedere che dietro di lui non c’era proprio nessuno. L’immagine nello specchio cominciò a parlare, dicendo di chiamarsi Edward, e di essere un conte. A quel punto nella mente di Sell, si inchiodarono sempre più profonde, le parole di Isabell, ed il suo racconto sul conte, morto il giorno prima delle sue nozze. A sentire quel nome, il sangue gli si gelò nelle vene. Edward continuò chiedendo a Sell di spaccare lo specchio e di permettere alla sua anima intrappolata, di riposare in pace. Per tanto tempo aveva cercato di evadere, ma un’oscura creatura, che viveva nella chiesa da molto tempo, grazie alla magia del libro, non gli permetteva di scappare. Ma ormai era morta,  infatti lo scheletro che stringeva il testo nelle mani, era proprio quello della creatura. Sell chiese al conte se c’erano possibilità, di far tornare Isabell, la ragazza allegra e felice che era un tempo. La risposta del conte fu di grande conforto. Esisteva una cripta, sotto la chiesa ed il conte mostrò a Sell la botola nascosta accanto all’altare. Sotto era nascosta una pozione, capace di sanare le ferite provocate dalla magia. Sell si precipitò nella cripta, stando attento a non procurare altri guai. Un alone di mistero avvolgeva il conte e la sua storia, ma a Sell in quel momento, importava solo la sorte della ragazza. Recuperata la pozione, nascosta in un forziere, il ragazzo tornò dal giovane conte e prima di spaccare lo specchio, lo ringraziò infinitamente per il suo aiuto, chiedendogli spiegazioni sulla sua tragica fine. Edward disse di essersi suicidato, perché la donna che amava lo aveva lasciato la mattina prima delle nozze. Preso dallo sconforto, la notte, quando il paese dormiva, si precipitò nella chiesa e si tolse la vita. La sua anima però, non volò in cielo, ma rimase intrappolata. Sell lasciò scivolare alcune lacrime sul suo viso, e con forza spaccò lo specchio, liberando la triste anima del conte. Ormai la nebbia stava scomparendo, la luce dell’alba, illuminava il volto di Sell, mentre uscendo dalla chiesetta, si guardava attorno con lo sguardo perso nei pensieri. Tornato di corsa a casa, fece bere ad Isabell, quella strana pozione, e la ragazza torno in sé. I due si baciarono… Sell si era, per la prima volta in vita sua, preso una bella cotta, e anche Isabell, non riusciva a nascondere quel che provava per il giovane. I due ragazzi cominciarono a frequentarsi, evitando però di farsi trascinare dalla curiosità, in un altro posto così pericoloso.

25 giugno 2005

 

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