ISIS "Sergio Atzeni" - Istituto Statale d'Istruzione Superiore
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Nelle pagine dell'Unione Sarda, nei giorni 29, 30 e 31 ottobre sono apparsi articoli riguardanti il nostro Istituto che, sulla scia delle polemiche seguite alla sentenza di un giudice sul crocifisso in una scuola abruzzese, hanno montato una polemica pretestuosa del giornale riguardante la scuola. Cui prodest? Le risposte (mai pubblicate) della scuola.
(mercoledì 29 ottobre, ore
15,43)
Al Direttore dell'Unione Sarda Cagliari
Egregio Direttore, non ci sto.
Non ci sto, per il semplice motivo che non corrisponde a verità,
a subire la rappresentazione, in un articolo odierno sul Suo
quotidiano, dell'ISIS "L. Da Vinci" di Capoterra, che
dirigo, come una scuola intollerante. Il confronto, il rispetto
reciproco, la tolleranza, la valorizzazione delle similitudini e
delle diversità sono sempre state e sono alla base del processo
educativo dell'istituto. Sarebbe bastato quindi parlare con alunni
e docenti (compreso il docente di religione citato nell'articolo)
per rendersi conto che l'ipotesi di una scuola ostile, o
addirittura intollerante, nei confronti della religione cattolica
non ha alcun appiglio di verosimiglianza. E il crocifisso, allora?
Semplicemente non è presente nelle aule, così come d'altronde
non è presente nella maggior parte delle scuole superiori, non
perché sia "sparito da almeno due anni", come
falsamente riferito, ma per la semplice ragione che non è mai
stato presente, perché all'atto della consegna dell'edificio da
parte dell'ente locale non è stato fornito con le altre
dotazioni; e perché in questi pochi anni di esistenza
dell'Istituto si è forse data la priorità alla creazione di
altre condizioni essenziali per offrire una scuola di qualità.
L'immagine, poi, di alunni e genitori che ne fanno richiesta e del
"Preside che dice no" è del tutto fantasiosa così come
è falso che la richiesta sia stata "più volte sollecitata
dal docente di religione". La verità è che il problema non
è mai esistito e non esiste, che si è voluto pretestuosamente
creare un caso, per fini politico-ideologici estranei alla scuola,
all'interno della polemica nazionale seguita alla nota sentenza di
un giudice abruzzese. Al di là della disputa giuridica sulla
validità attuale del Regio Decreto 965 del 1924 (che imponeva
"l'immagine del crocifisso e il ritratto del re in ogni
aula" ) risolta favorevolmente dal Consiglio di Stato e dalle
direttive del Ministero, la scuola è e deve restare un luogo,
oltre che di formazione, di crescita civile e di confronto, senza
sopraffazioni religiose, antireligiose o di qualunque ideologia.
La nostra preoccupazione è che queste polemiche (non certo a
Capoterra perché non vi sono le condizioni, ma in altri contesti
territoriali) possano creare le condizioni, o accentuarle, per
erigere steccati tra le diverse ideologie o religioni, per
allontanare anziché avvicinare, per dare la sensazione falsa che
siano in corso assalti alle cittadelle assediate o strenue difese
delle nostre fortezze storico-culturali. Cose di cui francamente
in questo momento non si ha alcun bisogno.
Ringrazio e porgo distinti saluti
Aldo Cannas, Dirigente Scolastico dell'ISIS L.Da Vinci di Capoterra
(giovedì 30 ottobre, ore
19.14)
Al Direttore dell'Unione Sarda Cagliari
Egr. dottore, dopo due giorni (Mercoledì 29 e giovedì 30 ottobre) durante i quali sono comparsi a pag IX dell'Unione, in grande evidenza, articoli che hanno per oggetto l'I.S.I.S. "Leonardo da Vinci" di Capoterra, almeno un risultato positivo per la nostra scuola pensiamo di averlo raggiunto: la possibilità, non frequente, per i nostri alunni di potersi rendere conto, più che con tante spiegazioni teoriche, di quale sia il potere dei mezzi di comunicazione, la capacità e possibilità di interpretare i fatti secondo il punto di vista del giornalista e soprattutto la possibilità di "creare" le notizie e conseguentemente di "orientare" i lettori, anche partendo da fatti inesistenti. Gli studenti dell'istituto e i docenti hanno potuto toccare con mano questa realtà e sperimentare direttamente la propria impotenza nel tentare di dimostrare l'infondatezza di qualcosa che si conosce ma che da altri viene rappresentata falsamente, non avendo a disposizione strumenti altrettanto potenti (da qui, quindi, su ben altri livelli, le preoccupazioni, a Lei ben note, del monopolio dell'informazione, ecc.). Coloro invece che hanno avuto solo le "informazioni" dal giornale, senza conoscere la realtà, si saranno creati ovviamente un'immagine del nostro istituto completamente falsa, con i conseguenti danni di immagine per chi nell'istituto studia e lavora. E' stato montato un caso, prendendo a pretesto, presumo, una comunicazione di un genitore, e rappresentando una situazione del tutto fantasiosa. Ora, per quanto i noti avvenimenti nazionali possano aver creato dibattiti, interesse e schieramenti culturali legittimi, creare un caso su un problema inesistente ci sembra troppo e non onesto professionalmente. Si è sostenuto (mercoledì 29) che i crocifissi sono "spariti dalle aule da almeno due anni", che "il preside dice no" alle richieste di alunni e genitori, che l'insegnante di religione "abbia più volte sollecitato la direzione scolastica ricevendo soltanto risposte negative", che "gli alunni vogliono il crocifisso e la scuola non lo permette", che "da diversi mesi sia nato un vivace dibattito all'interno dell'istituto": tutte affermazioni non forzate o frutto di interpretazione personale del cronista, come sarebbe legittimo, ma completamente false, inventate del tutto! Su alcune affermazioni si è cercato di rimediare nell'articolo di giovedì 30 quando si corregge il tiro e si dice che i crocifissi non sono "spariti da almeno due anni" ma semplicemente nei cinque anni di esistenza dell'edificio non ci sono mai stati, così come non si sono ormai, di fatto, nella stragrande maggioranza degli istituti superiori, oppure quando riferisce, pur senza riportarne le argomentazioni, le dichiarazioni del docente di religione che nega di aver mai sollecitato la presidenza sull'argomento. Su altre affermazioni (gli alunni che vorrebbero il crocifisso e la scuola che non lo permetterebbe o il fantasioso dibattito in corso all'interno dell'istituto) nulla viene rettificato ma addirittura c'è un rilancio quando si afferma che nella scuola infuriano le polemiche (a meno che non si voglia fare riferimento alle polemiche, unanimi, contro un uso spregiudicato della stampa). Il risultato di tutto ciò è che mentre sulle pagine del giornale non si accenna, nonostante le nostre comunicazioni, alle diverse iniziative che l'istituto porta avanti per inserire gli studenti in un contesto culturale aperto al confronto con gli altri (che prevede, tra le altre cose, progetti comunitari, gemellaggi e scambi culturali con scuole spagnole, greche, rumene e danesi), si crea un'immagine, del tutto falsa, di una scuola intollerante e generando per contrapposizione atteggiamenti oppostamente intolleranti. Non le ho parlato, come vede, del dibattito sul "tema del giorno" perchè il nostro caso poco ha a che vedere con esso, se non per il pretesto che lo creato, ma del sempre attuale rapporto tra verità e informazione e della pericolosa sua manipolazione.
La ringrazio e La saluto cordialmente.
Aldo Cannas, Dirigente Scolastico dell'ISIS "L. da Vinci" di Capoterra
31 ottobre 2003